Museo di Roma in Trastevere

facilitated menu

skip to:
content. search, section. languages, menu. utility, menu. main, menu. path, menu. footer, menu.

Home > Glossario
Share |

Abate Luigi

statua parlante (vedi) rinvenuta nel corso dei lavori di ampliamento di Palazzo Caffarelli Vidoni, voluti dopo il 1770 dal cardinale Giovanni Francesco Stoppani, raffigurante forse un magistrato o un senatore per via della toga. Vuole la tradizione che l’appellativo di Abate Luigi gli derivi dal nome di un sacrestano della vicina chiesa del Santo Sudario dei Savoiardi, che pare assomigliasse moltissimo alla statua e fosse piuttosto arguto nel motteggiare.

Babuino (il)

statua parlante (vedi) raffigurante un sileno (essere mitologico che si rappresenta gonfio come un otre), chiamata il “Babuino” perché si trova nell’omonima via romana.

Bajocco

moneta spicciola di poco valore

Barbaresco

stalliere addetto alla cura e all’addestramento dei cavalli barberi, protagonisti delle corse che avvenivano durante il Carnevale romano.

Barberi

cavalli di corporatura bassa e robusta, provenienti dalla regione nord africana della Barberia. Erano utilizzati durante il Carnevale romano nella famosa corsa dei barberi. La partenza (la “mossa”) avveniva a Piazza del Popolo, poi i cavalli “scossi” (senza cavaliere) correvano lungo tutta via del Corso tra due ali di folla incitante e concludevano la corsa (“la ripresa”) a Piazza San Marco, l’odierna Piazza Venezia.

Bbiferi (o cennamelle)

si definiscono pifferi o ciaramelle quei strumenti aerofoni a canna lignea forata con ancia doppia. Nello strumento si distinguono tre parti: il musotto, la canna, la campana. Il repertorio dei pifferi consiste in saltarelli, ballarelle, tarantelle e pastorali. Accompagna il suono della zampogna nelle novene e nelle pastorali natalizie.

Bocca della Verità

grossa pietra circolare di marmo, pesante 12 quintali, che rappresenta un volto umano dalla cui ricca e arricciata capigliatura fuoriescono due chele di granchio, o secondo altre opinioni, due piccole corna di ariete. Secondo la credenza popolare si riteneva in grado di smascherare i bugiardi. E’ collocata all’interno dell’atrio della basilica di Santa Maria in Cosmedin.

Carmagnòla

casacchino di velluto, ornato di merletti e nappine, a maniche lunghe le quali all’altezza delle spalle erano rigonfie e impreziosite da sbuffi e increspature. Era indossato dalle popolane romane nelle occasioni festive.

Carro a vino

struttura composta da due grandi ruote, un piano di carico senza sponde e due lunghe stanghe a cui attaccare il cavallo. Trasportava di norma circa cinquecento litri di vino in barili da cinquanta o sessanta litri ognuno. I barili erano fermati da due lunghe funi (le suste)e, sul retro, da due aste di legno (i tortori) infisse in un argano (il mulinello) che, ruotando, permetteva di stringere le suste. Completava il carico la copella, un barilotto di dieci litri. Per proteggere il carrettiere dalle intemperie provvedeva la forcina (o cuffia), poi sostituita da una cappotta a soffietto.

Casareccianti o caserecci

fornai che vendevano pane di seconda o terza qualità, dunque a buon mercato

Cioce

rudimentali calzature, utilizzate da pastori e contadini, realizzate con una suola di cuoio crudo a forma rettangolare, tenuta stretta al piede e alla parte inferiore della gamba per mezzo di stringhe di cuoio che salivano incrociandosi fin sotto al ginocchio. Le stringhe, inoltre, servivano per tenere ferme e aderenti alla gamba le fasce bianche di tela grezza (pezze), che facevano le veci delle calze.

Copella

barilotto da dieci litri che costituiva l’omaggio in vino fatto dall’oste al carrettiere che lo riforniva

Cottiatori

venditori di pesce all’ingrosso

Cottìo

(dal latino medievale coctigium) vendita all’ingrosso del pesce

Ex voto

pubblico ringraziamento per grazia ricevuta. Si distinguono in ex voto anatomici e figurativi. Gli ex voto anatomici rappresentano varie parti del corpo realizzate in argento, latta o cera, mentre quelli figurativi sono tavolette dipinte raffiguranti il momento dell’evento miracoloso, nelle quali la dicitura “Per Grazia Ricevuta” (PRG) identifica senza alcun dubbio il dipinto come oggetto devozionale. Si usava appenderli intorno alle immagini sacre ritenute particolarmente miracolose.

Facchino (il)

statua parlante (vedi) rappresentante un busto maschile che sorregge tra le mani un barilotto da cui fuoriesce uno zampillo d’acqua. Si trova in una nicchia di via Lata.

Facocchi

artigiani costruttori di carri a vino

Ferajuolo

ampio mantello confezionato con stoffa di lana ruvida detta borgonzone.

Ferriera

(sonagliera) è costituita da un supporto di ferro a forma cilindrica con base semicircolare, a questo con due bulloni è solidale una piastra di lamiera di ferro ricoperta da fori nei quali sono inseriti (e ripiegati su se stessi in modo da impedirne l’uscita) dei fili di ferro che fungono da supporto al quale sono appesi un campanaccio di ottone; quindici campane di ottone di varia grandezza e 16 bubbole di ottone. Si trovava appesa alla forcina o, in seguito, alla copertura a mantice del carro a vino con la funzione di produrre rumore in modo da segnalare per tempo la presenza del carro a vino nelle strade e al contempo, secondo la credenza popolare, allontanare gli spiriti maligni.

Forcina (o cuffia)

ramo con diverse biforcazioni coperto di pelle di tasso o di pecora e infisso in una stanga del carro a vino. Serviva al carrettiere per proteggersi dalle intemperie. In seguito sostituita da una cappotta a soffietto in tela impermeabilizzata e vistosamente decorata. A seconda delle necessità (della direzione del vento, per esempio) la forcina poteva essere fissata su una stanga o sull’altra.

Fornai da stufa

o “venali”, sfornavano pane bianco in pagnottelle e pagnotte di prima qualità e dunque vendute a un prezzo più elevato.

Fragolare

braccianti raccoglitrici di fragole

Guardamacchi

cosciali di pelle di pecora o capra indossati dai pastori per proteggere l’addome e le gambe dalle intemperie e dai rovi della campagna

Lavannare o bucataie

donne che per mestiere lavavano i panni per conto terzi.

Luminarie

illuminazioni straordinarie di edifici o luoghi pubblici, attraverso fiaccole, girandole o fuochi di artificio, in occasione di feste laiche o religiose. Una delle più famose era la festa dei moccoletti (vedi), che concludeva il Carnevale romano.

Madama Lucrezia

statua parlante (vedi) consistente in un busto muliebre raffigurante la figlia di Nicolò d’Alagno, nel 1428 Senatore di Roma. Si trova all’angolo della chiesa di San Marco a Palazzo Venezia.

Madonnare

popolane romane così chiamate perché particolarmente devote alla Madonna del Divino Amore. Le Madonnare si tassavano durante tutto l’anno per raccogliere i fondi per celebrare degnamente il pellegrinaggio al Santuario ad essa dedicato, che raggiungevano in carrozza, il lunedì dopo la Pentecoste, abbigliate negli abiti migliori.

Mandola

cordofono a sei corde semplici, profilo piriforme e cassa panciuta costruita con doghe di legno incollate insieme. Lo strumento era utilizzato per accompagnare il canto e si usava pizzicando le corde con il plettro in occasione di serenate, questue, canti di sdegno, sonetti improvvisati.

Marforio

statua parlante (vedi) raffigurante una figura maschile della Roma imperiale, sdraiata su un triclinio. Si trova nel cortile antistante l’entrata dei Musei Capitolini.

Minenti

erano così chiamati gli eleganti del popolo che ostentavano il loro relativo benessere economico, attraverso un modo di vestire vistoso e sfarzoso, specialmente nelle occasioni festive.

Moccoletti (festa dei)

evento ludico che caratterizzava l’ultimo giorno del Carnevale romano. Erano chiamati “moccoletti” le candele accese che i romani portavano in via del Corso e che si divertivano a spegnere di continuo, con libertà di insulto nei confronti di colui che rimaneva senza fiammella.

Molinari

addetti ai mulini per macinare il grano, ancorati alle rive del fiume. I mulini sul Tevere scomparvero in seguito alla costruzione degli argini (muraglioni), avvenuta dopo il 1875.

Mozzatore

(vendemmiatrici) donne addette al taglio dei tralci d’uva.

Olio di lampada votiva

nel mondo popolare il rimedio principale per tutti i mali era l’olio delle lampade che ardevano davanti alle immagini sacre, nel quale si mettevano a macerare per cinquanta giorni varie erbe aromatiche insieme a tartaro di botte, orzo e semola.

Orzaroli

rivenditori di pane al dettaglio.

Pàina

prezzo complessivo del pesce acquistato da un pescivendolo in una settimana.

Paìna

donna che veste con eleganza e porta il cappello. E’ sinonimo di “elegantona”. Lo stesso dicasi per l’uomo (paìno).

Pasquino

la più famosa delle statue parlanti (vedi) raffigura un torso umano sulla cui identità si fanno varie ipotesi: un anonimo gladiatore, Ercole impegnato in una delle dodici fatiche, un soldato di Alessandro che sostiene il suo capitano, Menelao che sorregge il corpo di Patroclo morente. Anche sul nome di Pasquino non vi è certezza: per alcuni era un oste, per altri un sarto, per altri ancora un barbiere o un ciabattino, tutte persone percepite dal comune sentire popolare come realmente vissute e accumunate dall’essere mordaci e spiritose. Fu fatta collocare nel 1501 dal cardinale Oliviero Carafa nell’attuale sistemazione all’angolo di Palazzo Orsini, oggi Palazzo Braschi sede del Museo di Roma.

Pianelle

scarpe basse femminili, decorate con vistose fibbie d’argento.

Pifferai

pastori provenienti dalle montagne del Lazio, dell’Abruzzo e del Molise, che dal 25 novembre si recavano in città per suonare e cantare le novene natalizie. Solitamente erano in due, talvolta tre: uno – il più anziano- suonava la zampogna, il secondo – più giovane – il piffero (bifera), o ciaramella (cennamella), il terzo cantava. Se erano solamente in due, il suonatore di piffero di tanto in tanto cantava, interrompendo il suono dello strumento.

Pilorciatori

uomini addetti al rimorchio di barconi sul Tevere, specie nel tratto da Ripetta a Orte. Dopo il 1828 furono progressivamente sostituiti dalle barche a vapore.

Pupazzari

artigiani che realizzavano le statuine di terracotta per i presepi.

Pupazzetti

statuine di terracotta per i presepi

Ranno

cenere di legna che, insieme all’acqua bollente, era utilizzata per fabbricare in casa la lisciva per sbiancare il bucato.

Rezzòla

reticella utilizzata per tenere raccolti i capelli. Era indossata da uomini e donne del popolo.

Saltarello

danza popolare tradizionale in voga a Roma nell’Ottocento, caratterizzata da movimenti rapidi e vivaci eseguiti con i piedi e con le braccia: alzate in alto, con le mani sui fianchi, prendendo il grembiule (per la donna) con una mano e agitandolo disteso davanti a sé con le due mani. Si ballava in due, al suono della chitarra o del tamburello, nelle osterie e all’aperto in occasione della fine di lavori agricoli come la vendemmia, la mietitura o la raccolta delle fragole. Caratteristica del saltarello era il passo saltato o bilanciato eseguito saltando ora su un piede ora sull’altro, sul posto o spostandosi in avanti e indietro oppure girando su sé stessi. Il salto era sottolineato da un colpo più deciso del tamburello.

Scanderberg

statua parlante (vedi) a forma di tondo rappresentante il principe albanese Giorgio Castriota detto Scanderberg (dai romani corrotto in “Scannabecchi”). Si trova sulla facciata del suo palazzetto nel vicolo omonimo, presso via della Dataria nel rione Trevi.

Scioccàje

orecchini pendenti.

Secchione

bigoncia tenuta in bilico sotto il piano di carico del carro a vino, allo scopo di produrre rumore.

Speziale

frate farmacista

Spezieria

antica farmacia

Spicciatore

pettine alto di tartaruga decorato a traforo.

Spillone

era utilizzato dalle popolane per ornare e tenere unita l’acconciatura. Gli spilloni con la capocchia a forma di fiore, di spiga di grano, di ghianda o di piccola elsa di spada ( “spadino”) ritenuti simboli propiziatori di fecondità, erano inclusi tra i doni nuziali dell’uomo alla futura sposa.

Statue parlanti

sculture antropomorfe in pietra utilizzate in passato dal popolo romano per affiggervi satire clandestine rivolte preferibilmente contro il governo pontificio e i suoi rappresentanti.

Suste

lunghe funi utilizzate per assicurare i barili trasportati sul carro a vino

Tamburello

Strumento musicale a percussione composto da una fascia di legno chiusa a cerchio (cornice) a cui è fissata una pelle (membrana) ovina. Lungo la cornice si aprono sette fessure nelle quali sono inserite sette coppie di piattini di latta; inoltre, all’interno della cornice sono fissate due bubbole e due campanellini. Si suona tenendolo per la cornice dal basso con la mano sinistra e percuotendo la pelle con la mano destra usando la punta delle dita, o anche il carpo della mano come avviene nel saltarello, dove il colpo forte indica il momento in cui i ballerini spiccano un salto più alto. Era utilizzato prevalentemente dalle donne, per accompagnare il ballo e il canto.

Tortori

due aste di legno poste sul retro del carro a vino, che infisse in un argano (il mulinello) che, ruotando, permetteva di stringere le corde (suste). Rimossi dalla loro sede i tortori servivano a fermare le ruote del carro, ma potevano essere usati anche come strumento di offesa: da essi deriva l’espressione romanesca “dare una tortorata” (bastonata).

Tovaglia (copricapo a)

elemento caratterizzante l’abito popolare femminile di area laziale
(Campagna Romana, Castelli Romani, Ciociaria). Consisteva in un telo bianco di forma rettangolare di cui variava, a secondo del luogo di provenienza, la modalità di piegatura e di posizionamento sul capo. Era detto anche teso, tegola o cartonella.

Triaca (Teriaca)

antico rimedio polifarmaco. Era utilizzata nell’Ottocento (a Napoli venne prodotta fino ai primi anni del ‘900) come rimedio per tutti i mali, tra cui come antidoto al veleno dei serpenti. Tra gli ingredienti figurava la carne di vipera femmina bollita, l’oppio, l’asfalto, il benzoino, la mirra, la cannella, il croco, il solfato di ferro, la radice di genziana, il mastice, la gomma arabica, il fungo del larice, l’incenso, la scilla, il castoro, il rabarbaro, la calcite, la trementina, il carpobalsamo, il malabatro, la terra di Lemno, l’opobalsamo, la valeriana ed altri. La preparazione, per raggiungere il massimo di efficacia doveva maturare per almeno sei anni ed era considerata valida fino al 36.mo anno. Era considerata una cura efficace per molte malattie tra queste le coliche addominali, le febbri maligne, l’emicrania, l’insonnia, i morsi delle vipere e dei cani, la tosse, la pazzia e come ricostituente. Si assumeva in quantità variabile a seconda della malattia, stemperata nel vino, nel miele, nell’acqua o avvolta in una foglia di alloro.

Zampogna

strumento musicale aerofono ad ancia, polifonico, a suono continuo. Nell’Italia centro-meridionale è costituito da un numero variabile di canne ad ancia (da due a sei) un ceppo, un otre ed un cannello di insufflazione. Il canneggio comprende due canne melodiche (chanter) più bordoni, di legno, molto raramente di canna, con foratura cilindrica, conica o cilindro-conica, due ancie semplici o doppie, campane terminali, solidali o innestate, completamente aperte (“aperte”) o con i bordi rientranti su una cavità interna (“chiuse”). Il ceppo è un blocco di legno tronco-conico di raccordo. Internamente è forato in una serie di alloggiamenti in cui vanno ad inserirsi le estremità superiori delle canne, comprese le ancie. L’otre è la pelle intera di una capra, o di una pecora, rovesciata (con il pelo all’interno) e chiusa in fondo. Al posto del collo viene legato il ceppo, al posto di una zampa anteriore il cannello di insufflazione. Le altre aperture sono chiuse con legacci, generalmente dall’interno. Recentemente in alcune aree (Lazio, Molise), il tradizionale otre di pelle è stato sostituito da sacche di gomma ricavate da camere d’aria per pneumatico di automobile. La zampogna viene suonata da seduto o all’impiedi, fermi o camminando. Il suonatore tiene l’otre abbracciato al centro del corpo, oppure di lato, sotto il braccio, e lo gonfia mediante il cannello di insufflazione. L’otre mantiene la riserva d’aria e alimenta le ancie contenute all’interno del ceppo. Per ottenere un suono continuo, senza sbalzi, occorre immettere quantità di fiato costanti ad intervalli regolari, coordinando questa azione con la giusta pressione del braccio sull’otre. Le zampogne hanno un repertorio costituito da novene e pastorali natalizie, balli tradizionali (saltarello, ballarella, tarantella), balli così detti “di gara” (valzer, polka, mazurka, quadriglia), marce e canzone popolaresche e moderne. In aggiunta alla ciaramella, possono essere accompagnate dal tamburello e da altri membranofoni e idrofoni. (P.E.SIMEONI – R. TUCCI, La collezione degli strumenti musicali, Istituto Poligafico e Zecca dello Stato, Roma, 1991, pp 286-287) La zampogna presente nella Scena Romana dei Pifferai è una zampogna zoppa della Valle dell’Aniene, costruita forse a Vicovaro, alla fine dell’800. E’ detta zoppa poiché presenta il chanter maggiore più corto rispetto a quello che su altre zampogne è provvisto di congegno metallico denominato “chiave”.

Zinale

(grembiule), capo base dell’abito popolare femminile. Era indossato con molteplici funzioni: pratica, a protezione degli abiti dallo sporco; simbolica, a protezione dell’addome dunque della femminilità; ed estetica, in particolare nell’abito festivo, confezionato in seta o tulle e decorato da ricami e trine.

back to facilitated menu.